Sedersi a tavola o scegliere dove fare accomodare qualcuno è tutto tranne che banale.

Siamo spesso indecisi davanti agli sgabelli di un bancone bar o tra due tavoli che si guardano in un ristorante qualsiasi, figuriamoci dove può arrivare il livello di incertezza quando infiliamo la testa dentro alle planimetrie sconfinate dei posti da assegnare per il giorno del nostro matrimonio.

Per sentirsi veramente felice di essere lì con voi, l’ospite che scorrerà il dito sul tableau mariage con la disposizione degli invitati dovrà sentirsi accompagnato al tavolo. Da voi.
In quel momento dovrà quasi sentirvi: “Io ti ho messo qui perché secondo me è il tuo posto. Non solo perché ti troverai tra persone che conosci o vecchie zie che non vedi da tempo, ma perché credo che lì starai a tuo agio. Ho impiegato venti nottate e un pacco di caffè ognuna a collocarti, ma oggi sono certa che quella è proprio la sedia giusta per te. La tua e di nessun altro”.

Se abbracciamo questa posizione di pensiero (e noi che da sempre tifiamo per i dettagli lo facciamo a braccia aperte) ecco che l’ideazione del tableau assume un ruolo da protagonista, quasi di menestrello messo lì per raccontare l’importanza di ogni singolo invitato.

Intanto deve essere bello. Bello e simile a voi. Deve rappresentarvi, ricordate? Paragonabile ad un’opera d’arte voluta per il soggiorno di casa che danza silenziosa tra l’arredamento e allo stesso tempo rapisce l’occhio che si appoggia. Deve assomigliare a qualcosa di intimo e comunque palese, che vi descrive e insieme vi svela. Un tratto somatico.

In secondo luogo è necessario si raccordi a tutto il resto: non per forza a tema, sarà adeguato all’insieme dello stile deciso e unirà ogni momento della festa in un momento soltanto.

Tutto può trasformarsi in un tableau, è solo questione di fantasia: tessuti che cadono dall’alto per un ricevimento molto sofisticato, paletti infilati tra gli agrumi per gli sposi di novembre, muri di piante grasse per la coppia allegra che dice sì in una sera di mezza estate.

Un posto riservato diventa così quasi un’offerta, un pensiero attento, un fatto personale.
Una firma da apporre che soltanto voi potete siglare con la penna della personalità e che noi vi indirizzeremo prima a riconoscere, poi a tratteggiare.