Un occhio che cade, nei pressi di un tavolo allestito o di un buffet apparecchiato a dolci, è un occhio che per noi si deve intrattenere, che non bisogna lasciare andare, proprio come, al contrario, una forchetta che sale alla bocca deve avere voglia di tornare subito indietro, al piatto, per rifare il percorso nuovamente rabboccata.
Un occhio che cade deve sempre essere scaldato da quello che incontra, deve provare quel tepore di benessere che allieta, coccola e addirittura un po’ vizia.

Coperte bianche, adagiate all’angolo di un parco di metà settembre, completano la vista di un ospite che valuta un allestimento nei dettagli, tanto quanto rincuorano le gambe scoperte di donne sedute all’aperto, con un risotto e un calice tra le mani.

Crediamo che tutto concorra a nutrire la fame di bellezza della vista e che ogni particolare serva allo sguardo per decretare la sua opinione d’insieme.
Un tovagliato volteggia all’aria e dona all’occhio attento la sensazione di leggerezza, un polso delicato adagia champagne in una coppa e genera tutto attorno un’atmosfera accogliente, la spallina di un abito che scende risulta sensuale alla pupilla di un uomo come un prosciutto che si affetta al momento con il giusto tatto nella presa.

Un velo bianco conquista occhiate per la sua grazia al pari di una pasta di zucchero che riveste una wedding cake, se è fatta scivolare con corretta manualità.

Per noi servire una veduta ha la stessa importanza di appagare un palato: sempre di appetiti da sfamare si tratta e crediamo che tra “farlo” e “farlo al meglio” passi la differenza della qualità di un servizio.

Questione di punti di vista.