Il matrimonio che vi raccontiamo in questo post va ad affondare le sue radici più profonde non tanto nella fiaba romantica quanto nello stupore dell’incanto.
Infatti, man mano che lo costruivamo, pezzo su pezzo, pietanza su pietanza, bicchiere su bicchiere, ci era sempre più chiaro che stavamo elaborando un ricevimento unico, fuori dal regolare format nuziale, soprattutto per l’atmosfera.

Avete presente il mondo sospeso di “Alice nel Paese delle Meraviglie” ideato da Lewis Carroll che come prima cosa punta all’estraneità e al mai visto?
I petali che abbiamo fatto abbondare lungo tutti i vialetti della location erano profumati e di colore rosa, eppure hanno permesso ad ogni piede presente di incamminarsi in un percorso di magica irrealtà più che di leziosa e consueta passeggiata.
Ci è venuto spontaneo optare per i lamponi e non per le fragole per il loro tocco meno scontato e più suggestivo, così come scegliere sedute essenziali e a trama geometrica, o filettare pesci crudi con tagli di coltello meno usati in cucina, capaci di donare alle carni sapori di confine.
Ogni tocco o piccola intuizione assomigliava a una zampata suadente del Bianconiglio, personaggio dell’opera di Carroll: traccia di un evento inaspettato che scardina le convinzioni, interessato a portare l’attenzione su ogni piccolo evento o dettaglio apparentemente insignificante.

Insomma, un ricevimento sofisticato, quasi collocabile in un’altra dimensione.

È stato un servizio non per pochi invitati, ma per invitati scelti, che a capotavola ha accomodato la qualità più assoluta e che tutto intorno ha dispiegato allestimenti studiati, audaci e sospesi nel tempo della narrazione.
Un’unica differenza con il mondo di Alice letterario: non è stato solo un sogno.