Rivisitare dal punto di vista stilistico, oggi, il termine e il concetto bohémien per noi significa levare via la provocazione e la dissacrazione per lasciare posto unicamente al non convenzionale inteso come originale, all’artistico perché personale.
Organizzare un ricevimento di nozze così vuole dire andare incontro al giorno del sì con disinvoltura e garbo, con il solo piacere di interpretare le intenzioni più profonde dei protagonisti.

Ci piace chiamarlo anche stile libero, libero dal cliché e incatenato all’istinto di vivere il giorno del proprio matrimonio secondo un solo dictat: il savoir fair soggettivo.

Per noi del catering Maggiordomus, curare un matrimonio bohémien può essere raccontato attraverso queste immagini, intrise di rosa antico che non è rosa confetto, ricche dell’armonia di allestimenti all’aperto che vestono gli ambienti senza coprirli.

Significa abiti dal taglio sartoriale che disegnano un’eleganza nuova, fiori da abbinare quasi sciolti a un menu, e un menu da sposare a quegli stessi fiori.
È la qualità dei dettagli concentrata sull’insieme al di là del dettaglio in sé, è un tessuto scelto tra mille per come surfa il vento di maggio, è una wedding cake che sembra progettata ma che ha seguito appena l’estro di un pasticcere diventato scultore di un momento.

Bohémien è un cappellino o un pizzo sui piedi, un buffet nei pressi del bosco, una tagliata di angus cotta al momento, un nastro che si confonde con un filo d’erba, una sposa seduta, un servizio perfetto costruito a partire dalla non costruzione del cuore.

Abiti: Antonio Riva