Avete presente quando siamo ai fornelli con le mani intrise di acqua e farina – cioè colla – oppure nel momento esatto in cui stiamo adagiando sfoglie sottilissime e fragilissime su teglie pericolosissime e prende a suonare il telefono o, peggio ancora, a strillare il campanello?
Di norma apriamo, rispondiamo, annuiamo a chi ha tanta sete di chiacchiera, mentre noi avremmo solo tanta voglia di concentrazione per non sgualcire il nostro piccolo capolavoro di cucina!

Ecco. Ci sono pietanze, ingredienti, contenitori che sono esattamente così: attaccano bottone per congenita natura, e niente, e tanto meno nessuno, può dissuaderli da lunghi fili di fitto parlare.

Olive che cercano asole accoglienti per trasformarsi in focaccia, granelli di pepe che la sanno lunghissima in merito a crude carni di pesce, per non… parlare delle amarene che sciolgono la lingua sprofondando, scucitissime, dentro panna dalla consistenza perfetta.
Coperchi che ciarlano verso l’alto, pettegoli, proprio quando stiamo per impiantare creme dense ed imploranti rispettoso silenzio, tovaglie che ne iniziano magari di più piccoli (bottoncini?) e meno in risalto, ma uno dietro l’altro, fitti, brillanti, divertenti e continui!

Saranno anche fastidiosi per eccessivo cinguettare, per distrazione generalmente ritenuta superflua, ma, se anche l’occhio vuole la sua parte, lasciamoli in cucina trattare, lasciamo che con brio noia visiva vadano ad allentare, vadano a sbottonare.